Approfondimenti

14 Set 2015

Di cosa hai bisogno… per togliere il pannolino?

Spesso succede che nell’intento di aiutare i nostri figli a trovare soluzioni ai problemi della vita ci ritroviamo a somministrare le nostre personali soluzioni ai loro personalissimi problemi, che si tratti di fare i compiti o di riuscire a togliere il pannolino… con successo.

Thomas Gordon ci mette in  guardia rispetto al voler trovare soluzioni efficaci per i problemi degli altri, mostrandoci come e quanto inutili e distruttivi possano risultare a più livelli.

Non solo le soluzioni altrui appaiono a chi le riceve come estranee e quindi vane ma, ancora peggio, le soluzioni somministrate da altri provocano in chi le riceve un forte senso di inadeguatezza che può sfociare in un abbassamento del senso di autostima.

togliere il pannolino

Immaginiamo di essere di fronte a un bambino di circa dieci anni che deve fare i compiti. Ha tutto ciò che gli serve, secondo l’adulto: ha i fogli, il libro, l’astuccio al completo, la sedia, il tavolo… eppure è capace di rigirarsi su quella sedia come un indemoniato nel mezzo del suo rogo per quasi un’ora, senza mettere traccia di lapis o penna sopra un pezzo di carta.

A questo punto abbiamo, quasi con una certezza matematica (anche se io non sono un’intenditrice di tale disciplina), un bambino che vorrebbe sviluppare il dono dell’invisibilità in tre secondi netti e un genitore che ha il mostro della rabbia pronto a uscire al pari del film “l’esorcista”!

Ecco allora la Guerra dei Roses scatenarsi nelle migliori delle battaglie familiari; e cosa accade alla fine?

  1. Il bambino non ha fatto i compiti e il genitore è distrutto
  2. Il bambino ha fatto i compiti e il genitore è distrutto
  3. Il genitore ha fatto i compiti e il bambino è sfinito

Risultato unico: il bambino non ha imparato a fare i compiti, il genitore vorrebbe tornare ad avere vent’anni e andarsene al mare con gli amici a cantare attorno ad un falò per darsi fuoco piuttosto che aver messo al mondo un figlio svogliato nello studio (98% dei figli!)

Ora vi racconto una storia, una di quelle che fanno sorridere e pensare “Sarà vero? Sarà finzione?”.

Ecco, vi assicuro che è vero, è quello che è accaduto a me con un bambino del nido dove lavoro.

Con quei pargoletti che spesso sottostimiamo per intelligenza cognitiva ed emotiva e dai quali invece imparo lezioni di vita molto spesso.

E mentre leggerete questa storia vi ritroverete a sorridere perché ogni parola vi riporterà facilmente a rientrare in contatto con il vostro bambino interiore.

E ogni volta che quel bambino si riaffaccerà vi farà riprovare quelle stesse sensazioni che nel crescere siete andati smarrendo e che adesso, come un fulmine nel cielo, all’improvviso ritroverete vivide e sincere.

Sarà facile allora capire come semplice sia a volte trovare le soluzioni senza cercarle al posto degli altri. Quanto gratificante sia accompagnare i propri figli alla ricerca delle proprie soluzioni.

E alla fine della storia penserete “fantastico essere genitori coach!”

Togliere il pannolino: una storia di successo

togliere il pannolinoDuccio è un bambino di due anni compiuti che all’asilo sta tutto il giorno senza pannolino ed è bravissimo. Mai una pipì addosso, mai una cacca nelle mutandine. Richiede di andare in bagno quando ne ha bisogno e chiede il pannolino per fare la cacca, consapevole che non è ancora pronto per regalare tale prezioso dono allo scarico del wc.

Eppure a casa, lo stesso bambino, lo stesso Duccio di due anni compiuti, rifiuta di lasciare il pannolino. E quando i genitori provano a levarglielo con mille moine, promesse di regali e compromessi di cene alla tv o di gelati fuori pasto, non ottengono altro che grandi laghi sui tappeti o i divani di casa e delle cacche trattenute per ore ed ore.

La mia collega mi riferisce tutto questo con un tono di perplessità nella voce:

Dove si trova il problema?

Nella ricerca forsennata della soluzione

– rispondo ai suoi occhi interdetti.

Appena mi è possibile in un momento di complicità, dato dal giocare con le macchinine soltanto io e Duccio nel mezzo della bolgia del pomeriggio al nido, gli dico guardandolo diritto negli occhi:

Duccio, so che sei bravissimo con le mutandine al nido! Bravo, batti il 5!

Duccio ride pienamente orgoglioso di se stesso e batte il 5 con le sue piccole manine.

Ce le hai anche ora, vero?

– chiedo con la luce negli occhi di chi è pieno di orgoglio. Consapevole che invece ha il pannolino, come richiesto dalla famiglia per riportarlo a casa (dopo tre viaggi in auto con il seggiolino molle di pipì è il minimo che ognuno chiederebbe!).

Lui mi guarda sereno e mi risponde

No. Ho il pannolino

(riconoscete il vostro bambino interiore, vero?)

Davvero??!

– rispondo con gli occhi sbarrati e la voce stupita di chi proprio non crede alle proprie orecchie.

Sì!

– sorride lui serafico.

Non ci posso credere…

– e abbasso gli occhi al pavimento mentre con una mano prendo con delicatezza la sua.

Aspetto un attimo nel silenzio carico di emozione e poi alzo lo sguardo trovando i suoi occhi tesi ad ascoltare

Ti piacerebbe stare senza pannolino anche a casa, Duccio?

Sì…

– risponde lui subito abbassando lo sguardo un attimo (sentite la voce del vostro bambino che è alla ricerca di una emozione? Perfetto, anche io. Ed è qui che mi concentro).

Dimmi Duccio, di cosa hai bisogno a casa per levarti il pannolino?

Delle Putande.

– risponde lui col suo fantastico linguaggio infantile.

Sorrido aperta e con voce sincera esclamo:

Ah!! Non hai le mutande a casa?!

Si!

– risponde lui contento.

Allora che ne dici di prenderne un paio del nido così le porti a casa subito e puoi levarti il pannolino appena arrivi a casa?

SI!!!

– risponde Duccio alzandosi di scatto e dirigendosi verso il bagno.

Io lo seguo con mimica felice e complice.

In bagno scegliamo un paio di mutandine (uno qualsiasi, a quel punto le immagini sono secondarie) e adesso arriva il divertente della storia. Restate collegati col vostro bambino interiore e divertitevi a guardare la faccia stordita dell’adulto (in questo caso la madre) che si sente dire da me:

Ciao, senti, Duccio ha preso queste mutandine da mettersi a casa, perché mi ha detto che a casa non le ha ed è per questo che non si vuole togliere il pannolino. Allora, oggi appena arrivate lui si mette queste e poi domani gliele compri da tenere a casa come al nido. Ok?

Divertente vero?!

Il genitore mi guarda strabuzzando gli occhi, ma per fortuna segue il mio ritmo e accondiscende al gioco con voce e toni adatti.

Fine della storia.

  • Duccio da quel giorno si mette le mutande a casa e fa tutti i bisogni dove sa che vanno fatti. Usa il pannolino soltanto per quelli più impegnativi, come al nido.
  • Duccio è stato ascoltato.
  • Duccio ha sentito di essere visto e riconosciuto nei suoi bisogni.
  • Duccio ha scelto.

Ho visto colleghe all’asilo riprovare a ricalcare il mio racconto su altri bambini per situazioni diverse: funziona sempre?

Funziona ogni volta che si entra in rapporto vero con l’altro, di qualsiasi età, sesso, cultura. Perché il dono della nostra mimica e della nostra voce parla un linguaggio universale.

Un linguaggio che si può imparare. Come?

Conoscendo questo linguaggio e provando, provando, provando… e qui la voce sfuma come nel film “Non ci resta che piangere”.

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