Approfondimenti

25 Mar 2015

Nessuno ha bisogno dei panni degli altri

empatia

immagine di perfectimperfection-mi.blogspot.it

Se io fossi in te…

L’arma (spesso) letale con cui anche le persone più vicine a noi si accingono a darci consigli apparentemente assennati e che sicuramente percepiremo come molto poco adatti a noi.

Eppure li ascoltiamo perché abbiamo l’impressione di avere davanti persone che sono disposte a indossare per qualche istante i nostri panni per esserci d’aiuto e illuminarci su quella che è la decisione giusta.

Quello che spesso non consideriamo è che in realtà chi ci troviamo davanti non si spoglia dei propri panni ma ci consiglia in base alle proprie esperienze, paure, valori e ancora più spesso in base al proprio umore!

“Se io fossi in te …Lo lascerei!” vi consiglierà la collega inacidita che è stata appena mollata dal fidanzato.

“Nei tuoi panni …ci uscirei!” sarà il consiglio romantico dell’amica che si è appena innamorata.

Ma la questione fondamentale è che ognuno resta nei propri panni.

Il mettersi nei panni degli altri nel coaching e nella PNL viene definito come entrare in seconda posizione, ovvero la posizione del tu, detta anche posizione dell’empatia. Ci succede, ad esempio, quando ci immedesimiamo in un film o in un racconto tanto da provare le emozioni del protagonista oppure in situazioni in cui qualcuno è in imbarazzo e anche noi ci troviamo a provare imbarazzo, pur non avendone motivo.

Assumere questa posizione è vantaggioso per risolvere i conflitti o per negoziare, perché ci permette di calarci nelle emozioni e nei pensieri dell’altro in modo da avere accesso a prospettive diverse e precedentemente non considerate.

Il fatto è che la frase stessa “se fossi in te …” è una spia che la persona che la esprime, in realtà, sta facendo l’opposto, perché presenta una possibilità impossibile (grammaticalmente un periodo ipotetico dell’irrealtà). Quindi, proprio per come è espressa, maldispone il ricevente ad accogliere il consiglio …e di conseguenza lo spinge a filtrare maggiormente il contenuto che viene detto.

Se proprio volete dare un consiglio, per lo meno non ditelo così! Nel coaching è considerato un errore grave.

Per essere un buon coach è fondamentale rendersi conto della posizione in cui siamo e sapersi muovere agilmente tra le diverse posizioni percettive per evitare l’errore di dare consigli basati sulla propria mappa del mondo, invece che stimolare la persona verso nuovi percorsi di pensiero.

Prendere decisioni è una delle attività che ogni giorno richiede una grande dose di energie, un buon quantitativo di coraggio e anche un po’ di leggerezza.

Nessuno può prenderle per noi, questo non significa non confrontarsi, ma farlo sempre con la consapevolezza che chi ci parla nonostante tutto rimarrà sempre nei propri panni.

E questo, a pensarci bene, è una gran fortuna!

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