Approfondimenti

28 Gen 2014

Il consulente coach di te stesso sempre (o quasi) disponibile

diventa coach di te stesso
Photo Credits: Autore Nomadic Lass, link originale su Flickr – opera non modificata – link alla Licenza

Durante i corsi con orientamento business, spesso facciamo questa domanda: perché assumete un consulente? E le risposte più frequenti sono:

  • per cambiare prospettiva
  • perché abbiamo bisogno di un consiglio da uno specialista
  • per sentire l’opinione di un esterno all’azienda
  • per avere il punto di vista di qualcuno non coinvolto emotivamente…
  • ecc…

Sommandole, potremmo riformularle nel gergo della PNL e del coaching così:

per sperimentare una diversa posizione percettiva.

Abbiamo già accennato alle posizioni percettive nell’articolo → Prendersi una vacanza… da se stessi. Si tratta essenzialmente di considerare una situazione da altre prospettive oltre alla propria. Le posizioni sono 4 e ognuna di esse è più efficace per determinati obiettivi. Sono uno dei concetti base della Programmazione Neurolinguistica, importantissime per un buon coach e fondamentali se desideri essere coach di te stesso / stessa.

Il punto è proprio questo: e se invece di dover ricorrere a un esterno, potessi avere il tuo consulente sempre a portata di mano, ogni volta che ne hai bisogno? …e trascurando il portafoglio… In questo articolo ti suggeriamo come fare.

Anche senza avere esperienza di queste materie, noi tutti nell’arco della giornata ci spostiamo continuamente tra le varie posizioni. Siamo in prima posizione, ad esempio, quando ci sentiamo associati pienamente con ciò di cui stiamo facendo esperienza. In questi casi spesso la postura è leggermente spostata in avanti, quasi ad immergerci in ciò che sta accadendo. Ti sarà capitato di notarlo negli altri, osservando qualcuno che racconta un fatto accadutogli in passato in modo così coinvolto che sembra lo stia rivivendo in quel preciso momento.

Per un formatore sono quei momenti magici in aula in cui tutti i corsisti sembrano pendere dalle proprie labbra: sono cioè catturati, completamente presenti e associati con la situazione, hanno messo a tacere la loro parte giudicante per godersi appieno l’esperienza.

La seconda posizione è quella del tu, la posizione dell’empatia, quella che condividiamo con gli altri in quanto parte dello stesso genere umano. Andiamo automaticamente in questa posizione quando ci commuoviamo davanti a un film, perché magari ci siamo immedesimati nel protagonista. Quando proviamo ansia, tensione o imbarazzo mentre qualcuno sta parlando in pubblico o quando ci chiediamo: al posto del mio cliente cosa vorrei? …e “diventiamo” un nostro cliente.

Questa posizione è molto utile per comprendere le motivazioni degli altri, come si sentono rispetto a una situazione, cosa vorrebbero sentirsi dire …serve inoltre per imparare per imitazione da chi è particolarmente bravo in un’abilità che vogliamo acquisire (modeling). Nel coaching notiamo che quando una persona entra in questo stato, assume cambiamenti posturali e non verbali molto diversi da quelli abituali, come se letteralmente indossasse la pelle e il corpo di un altro.

Veniamo poi alla posizione che è più importante per diventare coach di te stesso. La terza posizione infatti è definita da John Grinder anche come la posizione del consulente: un osservatore esterno distaccato e ininfluente sulla situazione, in grado di fornire un consiglio disinteressato. Noi la insegniamo in maniera particolare nel corso Self Coaching & Leadership.

Non è facile entrare in questo stato. Per esperienza possiamo dire che molti pretendono di esserci quando in realtà non ci sono. E qui l’abilità di osservare (calibrare) la comunicazione non verbale altrui è fondamentale per aiutare una persona a diventare consulente di se stessa. Il requisito fondamentale è staccare l’emotività dalla situazione che stiamo considerando. D’altra parte è questo il vantaggio di assumere un consulente: è obiettivo perché non emotivamente coinvolto.

Da questa posizione potrai considerare in maniera oggettiva (proprio come nello sguardo impiegato dal cinema) una situazione o un contesto in cui devi prendere una decisione, vuoi comportarti diversamente o cerchi la risposta più appropriata…

Riuscire a staccare l’emozione da qualcosa che ci coinvolge, specie se ci provoca reazioni intense come paura, rabbia o ansia, non è spesso immediato ma si può insegnare al cervello ad accedere a questo stato. La prima volta che riusciamo a pensare a qualcosa che solitamente ci turba da una posizione in cui non si riattiva quella stessa emozione, si prova una sensazione di liberazione e cominciano ad apparire possibilità che prima non consideravamo. Qui sta la forza dell’esercizio.

Relazioni conflittuali che si ripetono nel tempo con le stesse persone e le stesse dinamiche si possono interrompere, se facciamo appello al nostro consulente.

Come fare?

Ci sono diversi esercizi e modi di installare e chiamare all’appello il nostro consulente coach personale. Ecco il modo più semplice per cominciare.

  1. Dai un nome al tuo consulente. Può essere il tuo alter ego saggio, un mentore o una persona che ritieni particolarmente brava a gestire il tipo di situazione che vuoi affrontare diversamente. Oppure, come lo hanno chiamato dei partecipanti ad uno dei nostri corsi, puoi chiamarlo Eric.
  2. Quando vuoi diventare Eric per valutare diversamente una situazione, è importante che tu faccia un respiro più profondo, ti sposti fisicamente da dove sei, facendo qualche passo e cambiando fisiologia. Il consulente coach è un esaminatore, valutatore, quindi mettiti nella posizione di quando valuti o giudichi qualcosa con distacco.
  3. Considera la situazione da questa posizione. In pratica è come guardare un film in cui ci sei tu dentro. Valuta i personaggi, il contesto e le dinamiche che scaturiscono dal film. Assicurati, nel fare questo, di non provare emozioni correlate con quanto stai osservando. Questo è l’aspetto che fa la differenza. Non appena ti rendessi conto che stai provando qualcosa, distogli lo sguardo, esci dalla posizione del consulente, fai qualche salto, simula la corsa o qualsiasi movimento fisico che cambi la tua fisiologia. Quando sei tornato in uno stato di equilibrio, puoi rientrare nella posizione del consulente.
  4. Ripeti questo esercizio finché non riesci a guardare il film senza avere l’abituale reazione emotiva.

Quando è fatto bene questo risulta un esercizio potente, quindi per cominciare take it easy, cioè non provarlo da solo su situazioni che richiedono un aiuto di altro livello.

Le prossime volte che vorrai:

  • rispondere efficacemente al prossimo attacco di un collega
  • gestire in maniera più equilibrata i litigi con un figlio o con il partner
  • superare una situazione di blocco
  • sapere cosa è meglio fare …

Ricordati che non sei mai solo o sola: con te, se vuoi, c’è il tuo consulente coach sempre a disposizione.